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MATTEO
BONADIES è nato a Barletta nel 1938. Laureato in Economia e
Commercio presso l'Università di Bari, opera da oltre
cinquanta anni nel settore dei preziosi.
E’ Console Onorario della Repubblica di Malta a Bari
per la Regione Puglia.
E' componente del Consiglio Direttivo Nazionale U.C.O.I. (Unione
Consolii Onorari d'Italia).
E' responsabile della
Confindustria maltese (F.O.I.) per il Sud Italia.
Ha
realizzato vari progetti a
favore dell'Associazione Internazionale dei Lions Club
ricoprendo le più alte cariche Distrettualio e, nell'anno
2000, è stato eletto Governatore del Distretto 108/Ab
Apulia.
Ha
pubblicato:
Comunque e in ogni caso (1991), Amica mia (1997) e Golfo Aranci
(1997) insieme a Valter Citarella.
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Andrea
Donati è un uomo Intelligente, volitivo, ambizioso, a volte anche senza
scrupoli, che ha impostato la sua vita solo al raggiungimento delle vette più
alte della sua carriera e per ottenere quello che desidera fa pagare agli altri
la sua sfrenata mania di grandezza. Gli altri sono le donne che ha conosciuto e
frequentato: Renata, Genny, Roberta, Kim, ma anche Lucia, sua madre e la figlia
Annette, che aItro non sono che uno specchio nel quale Andrea riflette la sua
immagine, gli stati d’animo, i capricci i bisogni del momento, incapace com'è
di comunicare veramente, pur desiderandolo, con l’universo femminile.
Superficialità ed egocentrismo si manifestano soprattutto nei riguardi delle
due donne che ha sposato: Renata prima e Genny poi. Due matrimoni vissuti da
ognuno in perfetto isolamento rispetto all’altro. L’unica vera donna della
sua vita è stata, e non poteva essere altrimenti per un uomo come lui, sua
madre. L’unica capace di amarlo incondizionatamente, l'unica portata ad
accettarlo com'era, l'unica che potesse fargli piangere lacrime vere,
liberatorie.
Non Genny, distrutta dalla storia con lui, ma alla fine rassegnata al proprio
destino e indifferente a qualsiasi tardivo richiamo. Non la figlia Annette,
tanto provata da un'assenza trasformata in un rancore che non avrebbe potuto
essere scalfito da nessun gesto riparatore e che, probabilmente, rimane intatto
oltre la morte di quello che geneticamente, ma solo geneticamente, era stato suo
padre.
Nella sua esistenza Andrea, proprio come vento di libeccio, si è divertito a
fare balzelli, a girare da un verso e dall'altro, a prendere e lasciare, e
infine a subire tempeste e mareggiate.
Egli rappresenta una moderna maschera negativa che potrebbe indurre a
scoprire, in ognuno di noi, le cause delle nostre vicissitudini, delle nostre
aspirazioni e delle nostre debolezze. |