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CAMPANALE DOMENICO

   Domenico Campanale (1921), professore ordinario nell'Università di Bari, ha insegnato Filosofìa alla Facoltà di Magistero, Filosofia della Scienza e Filosofia morale alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Filosofia della Politica e Filosofia del Diritto alla Facoltà di Giurisprudenza.
   Assunto criticamente che l'uomo è uomo nella misura in cui è capace di scelte libere e responsabili, in cui, cioè, è capace di essere soggetto, soggetto operante nell'ordine dei valori, di là dai quali non c'è scelta e libertà, ma soggezione nell'apparenza di una libertà senza presupposti, da Scienza, ontologia e valore (Bari 1963), a Fondamento e problemi della metafisica, I, Essere e verità (Bari 1968), da Problemi di antropologia filosofica (Padova 1972) a Problemi d'oggi (Padova 1972), a Soggettività senza soggetto (Bari 1990), ha dimostrato, eseguendo il progetto di una metafisica aperta alle istanze e ai problemi della cultura e. particolarmente della scienza moderna, che il contesto originario nel quale si muovono e sono possibili i diversi ~modì~ del pensiero. è il contesto onto-assiologico. che è propriamente il contesto "meta-fisico", nel quale il valore viene esperito e pensato come l'analogo dell'essere.
   Struttura dinamieo-effettuale dell'essere, il valore non è una res in qualche modo giustapposta alla realitas dell'essere, ma è l'ordine effettuale del movimento nel suo dispiegamento dialettico: reale alterila nell'essere, il valore, come essenza dell'essere e. come tale. né identico, né diverso dall'essere, ma "altro" dall'essere nell'essere, pone un dovere assoluto e incondizionato, che costituisce anche il fondamento della libertà, la quale non è un "fatto", ma una possibilità.
   Evitando il processo idealistico di "normalizzazione" dell'essere sulla coscienza, la quale non è soltanto coscienza "per", ma è anche coscienza "di", ha precisato da // diritto della filosofia e la filosofia del diritto (Milano 1985), a Pel¬uria fondazione onto-assiologica del diritto (Milano 1986), a Saggi sulla giustizia (Bari 1987), il carattere fondamentalmente ontologico e assiologico del diritto, il quale è pensabile come un modo d'essere dell'uomo. Non esistendo fuori dell'uomo e senza dell'uomo, il diritto è un "atto ontologico" nel quale l'uomo progetta e realizza la condizione della convivenza con un minimo di interiorità e un massimo di esteriorità relazionale Forma trascendentale della proiezione-realizzazione individuale del valore dell'utilità nelle concrete forme storiche della società, il diritto è un Selbstein in tensione dialettica con VAlssein. Definito come quell'ente storico a partire dal quale un mondo di relazioni comincia ad esistere, il diritto non è un ordine a sé stante, una preformazione che richiederebbe imperativamente una conformazione a sé di atti e di fatti umani esistenti: prima ancora di avere un fine, è esso stesso un "fine". È un dover essere, che affonda le sue radici in un atto ontologico volontario, ma non arbitrario, e trascende i suoi istituti e le sue forme storiche in un continuo divenire, turi atto imperativo, un atto che "vale" come quello in cui ne va dell'essere. Un atto che, realizzandosi nella storia, forma e conforma a sé il modo d'essere e di vivere dell'uomo.

   Oltre alla traduzione italiana, con introduzione, di Zum Weltbild der Physik di Cari Friedrich von Weizsacker (Milano 1967), ha scandagliato criticamente, con una metodologia storiografica sempre attenta al dato filosofico e a quello filologico, da Possibilità e condizioni della conoscenza scientifica (Manduria 1960), a Problemi epistemologia. Da Hume all'ultimo Wittgenstein (Bari 1961), da La finalità morale nel pensiero di Leibniz (Bari 19662) a Studi su Wittgenstein (Bari 19702), da Filosofia ed etica scientifica nel pensiero di G. E. Moore (Bari 19712). Il diritto naturale tra metafìsica e storia. Leibniz e Vico, I, Leibniz (Torino 1988), alcuni aspetti essenziali della storia delle idee dell'età moderna e di quella contemporanea.

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