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Emilio Giovanneschi è nato a Casteldelbosco (Pisa) nel 1940; dal
1964 si trasferisce a Livorno dove tuttora vive.
La perdita del padre, caduto in guerra, aggrava ulteriormente le
drammatiche condizioni postbelliche segnando in
modo incancellabile la sua infanzia. Di carattere
volitivo e fantasioso, - tratti assimilati dalla madre Ebe, come
appaiono nei tanti scritti rievocativi -, trova
il modo di volgere in positivo una condizione
apparentemente irreversibile.
Come fattorino prima e operaio dopo, entra a 15 anni in una
grande industria meccanica, consegue nel
frattempo un diploma che gli consente di farsi assumere
da un importante istituto bancario.
Malgrado l'indubbia positiva sistemazione non cessa la sua inquietudine
esistenziale e sociale. Negli anni che precedono
il grande movimento socio-politico del '68, si
iscrive al Sindacato entrando ben presto nella Segreteria Provinciale
della CGIL di Livorno per poi essere eletto, nel
1977, Segretario Provinciale del PSI.
L'esperienza politica rivelatasi incompatibile con le sue
caratteristiche, lo vedrà costretto a dimettersi
per tornare al lavoro bancario. Nella ritrovata
"libertà" riprende corpo la sua innata passione letteraria. Eclettico
per natura, alle poesie giovanili ed al suo primo romanzo
autobiografico, aggiunge altre liriche, un libro
di favole per ragazzi, varie biografie e stesure critiche sulla
pittura, fino a cimentarsi in una serie di impegnative
agiografie, in un nuovo romanzo e nel presente
volume.
Terminato il lavoro con l'incarico di Direttore, riempie il tempo con
una pluralità di interessi e con il solito
iperattivismo che lo contraddistingue.
Oltre alla scrittura, continua il suo lavoro con la pittura, dedicandosi
con grande sensibilità e impegno anche nell'opera
di volontariato a favore dei detenuti. |