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La scrittrice Patrizia Tasselli ha vinto, col romanzo “L’errore degli dei”, il Premio Speciale Targa “Il Molinello” per la narrativa edita. La cerimonia di premiazione avverrà il 26 marzo 2011, alle ore 17, presso il Teatro del Popolo di Rapolano Terme (Siena). |
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CORRIERE DEL MEZZOGIORNO |
Sabato 10 Maggio 2007 |
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Giuseppe Laterza ha presentato ieri la prima edizione italiana dei
disegni dell'autore del "Profeta" |
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BARI — Una novità editoriale assoluta per l'Italia, firmata Giuseppe Laterza. E' stato presentato ieri a Bari il libro Venti disegni di Kahlil Gibran, una raccolta di acquerelli del grande artista visionario libanese curata dal barese Francesco Medici. Ospite del sindaco Michele Emiliano e simbolicamente di tutta la città, è stato Amedeo Salem, responsabile delle attività culturali dell'ambasciata libanese a Roma. Un'occasione per rilanciare l'opera del mistico Gibran e la sua idea della ricerca del sacro. In linea con le esigenze attuali di dialogo e di interculturalità. |
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La Repubblica - BARI |
Domenica 3 Novembre 2002 |
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Io,
Scomodo poeta dell’editoria |
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L’EDITORE-poeta
non è soltanto quello che compone poesie. È un ladro di fuoco: il
fuoco della creazione. Sogna di costruire un museo della stampa, non
manda mai al macero i libri — al massimo li regala — e fa il proprio
lavoro. Ispirato dall'entusiasmo, più che dal calcolo economico. Vuole
un'associazione di piccoli editori con iniziative comuni e un catalogo
unificato. «Perché ci sono monaci stampatori che fanno libri bellissimi
e non li conosce nessuno». Scrive anche poesie — adora Prevert,
Garcia Lorca e Leopardi — ma non le pubblica. «Una giornalista mi
chiamò l'editore-poeta: è la definizione che preferisco». Giuseppe
Laterza è il nipote di Pasquale, uno dei cinque fratelli fondatori
di Casa Laterza, figlio di Nicola (direttore della tipografia fino
al 1984), e da tempo ha avviato un'attività autonoma con le edizioni
che portano il suo nome. Tra
i suoi gioielli spiccano la collana "5 anni a Parigi" (in
copertina i quadri di Onofno Martinelli), la Biblioteca europea (la
novità è Il dialogo comunicante,
un volume di Ettore Catalano sull'opera di Raffaele Nigro), i li bri
di Aldo Tavolaro (archeoastronomo noto in tutto
il mondo per i suoi studi su Castel del Monte). «L'incontro con Alfredo
Giovine è stato fondamentale. Mi fece notare che gli editori locali
non erano così sensibili alle tradizioni. Nacque
Bari d'altri tempi, con vendita su prenotazione e diritto a entrare
nell'Elenco prenotatori, con il nome in appendice: acquistavano un
libro che non esisteva ancora. Giuseppe
Laterza divenne in seguito l'editore di Jean Josipovici. «È lui che
ha scritto: "L'inattuale è il mio obiettivo e la mia ambizione:
lasciare quel poco di verità che non muore". Un aforisma che
conservo bene in mente. L'incontro è stato un'illuminazione: talora
una luce improvvisa vi sorprende, scrive Josipovici
nel suo libro L'Alta Messe. E’ stata la consacrazione di editore libero
da condizionamenti e pregiudizi». E infatti ha pubblicato anche Licio
Gelli. «È normale che una casa editrice sia interessata alla sua biografia.
Alcuni giorni fa sono andato a trovarlo e ho portato con me un nuovo
dattiloscritto di poesie. Per il memoriale dovrò aspettare ancora».
E il rapporto tra Bari e la cultura? «La Fiera del libro di Torino
offre ai cittadini un passatempo culturale. Expolibro è nato come
fenomeno spontaneo, senza un'idea imprenditoriale alla base. Ricordo
la prima edizione: lo stand della Laterza vuoto, poi tutte le altre
senza la più grande casa editrice barese. Ignazio Minerva |
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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
Sabato 18 Gennaio 2000 | ||
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In
viaggio nel Sud di Nigro Uno studio di Ettore Catalano. Sull'opera dello scrittore lucano-barese Ne "Il dialogo comunicante" in luce la pluralità di percorsi per voce all'identità mutante meridionale da opporre alla cultura decadente del '900 europeo |
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Ogni terra ha un genius loci. Spesso questi è un semplice (e nostalgico) custode del passato: un erudito, un accademico che (consapevolmente o meno) trasmette la falsa idea di un tempo immobile, contrappone un'epoca all'altra, restringe l'orizzonte per dare certezza alle proprie (roboanti) verità. Una comunità che si riconosce nella sua opera impigrisce nel provincialismo. L'intellettuale militante, invece, piega ogni strumento alla comprensione del presente, interpreta e racconta il cambiamento e nel particolare cerca l'universale. Mette in relazione mondi lontani. Incita ad affrontare la complessità. Il dialogo comunicante (Giuseppe Laterza ed., pagg. 249, euro 25,82) è un titolo esatto per definire l'opera di Raffaele Nigro (nella foto a destra) perché in essa da sempre una pluralità di percorsi e strumenti (in mutuo soccorso tra loro) convergono nell'obiettivo di dare voce all'identità mutante del sud (Puglia e Basilicata, con la loro centralità, sono solo un moto da luogo di un discorso molto più ampio). Nel proprio saggio sul cinquantottenne scrittore di Melfì (barese d'adozione), Ettore Catalano ha minuziosamente documentato e ordinato la quantità (per certi aspetti prodigiosa) del lavoro di Nigro rintracciando e valorizzando nella sua varietà il filo conduttore di un'inesausta voglia di confronto con il nuovo. In cinque capitoli, quindi, altrettante facce di un lavoro corale a tutto campo. Il primo è dedicato alla formazione intellettuale di Nigro nelle sue prove saggistiche su cultura letteraria lucana, oralità e tradizioni popolari. Diciamolo chiaro: questo tipo di interessi all'esordio di un'attività di scrittura è spesso l'infida palude che risucchia le migliori intelligenze in uno stantio lavoro di oleografìa locale. Sottolinea, invece, Catalano che in quei primi lavori di Nigro «le periferie culturali riacquistano una loro solida e concreta fisionomia, istituendo una feconda dialettica con i centri più importanti e noti, dentro un'idea più articolata e complessa della storia». La civiltà contadina - sostiene Catalano - non è per Nigro una sacca di resistenza ideologica ma un parametro con il quale misurare, esplorare e raccontare il passaggio epocale al dominio industriale e terziario con l'affermazione collaterale dell'immagine sulla parola. La scrittura drammaturgica con i suoi «risarcimenti mitici e cimiteri urbani» (cap. secondo) e, quindi, a seguire, le alchimie poetiche (dallo sperimentalismo alla multimedialità), gli zibaldoni mediterranei dei viaggi e degli incontri, la produzione narrativa (da I fuochi del Basento a Viaggio a Salamanca) sono, dunque, altrettanti modi per affermare da parte di Nigro la ricchezza vitale del sud come risorsa comune da opporre a certa funeraria cultura decadente del novecento europeo. Nell'intervista che conclude il libro, Nigro dichiara a Catalano: «II guaio degli anni '70 e '80 è che a Bari c'era una grande accademia con un maestro come Sansone ma questi - oltre a insegnare la storia della letteratura - scriveva sui giornali, faceva parte di giurie letterarie, faceva il consigliere comunale, faceva tutto. Gli altri, invece, restavano eruditi e tutti quanti di fronte alla cultura militante alzavano le braccia, paravano le mani, perché ci si può interessare solo delle biografìe chiuse. Dei morti. E questo è stato uno degli handicap per la nascita di una tradizione creativa a Bari». Il dialogo comunicante di Ettore Catalano è un punto fermo ineludibile per la comprensione dell'opera letteraria e della figura intellettuale di Raffaele Nigro. MicheleTrecca |
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Giornale di Lecco |
Lunedì 10 Giugno 2002 |
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E’ uscita l’ultima raccolta del poeta lecchese Sulla Pista del giorno di Zaniboni
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LECCO • Un uomo che conosce bene il gioco della vita perché lo indaga dagli anni '50 e finché le forze glielo consentiranno continuerà in questa ricerca. Intanto ha tracciato una pista che porta alla scoperta di Dio. L'ultima fatica di Lucio Zaniboni, decano dei poeti italiani, ha preso forma. Già la copertina interamente di color blu e recante il «Paysage du midi» di Onofrio Martinelli, lascia intuire il messaggio di speranza velato? dalla musicale coreografìa di parole che guidano il lettore tra gli sfoghi confessionali dell'uomo di fronte alla lacerante realtà fino alla consolante religiosità dell'ultimo frammento. «Sulla pista del giorno» è in libreria dallo scorso maggio. Questa nuova raccolta che arriva dopo il successo di «Parabola Blu» è pregna di suggestioni immaginifìche e contemporaneamente vive di realismo. Qual è il messaggio per il lettore? «La pista del giorno è il nostro quotidiano, paragonabile alla pista del deserto. Abbiamo tanta gente accanto, ma ognuno nella sua solitudine, assorto nel lavoro, nei problemi personali, dimentico degli altri. Anche la comunicazione è vuota, fredda, affidata per lo più al messaggino sul cellulare. Il percorso tracciato nella sabbia del deserto viene confuso dal vento che è la fretta, la consuetudine e la noncuranza, i mali dei nostri giorni. Ma il riscatto è possibile, n riscatto è nell'amore inteso nel senso più ampio, amore verso l'altro e verso Dio». Allora il segreto è la fede...
«Il
valore della fede da un senso a questo nostro procedere
sulla pista del giorno nell'attesa di arrivare all'oasi
in cui la nostra carovana dimenticherà le traversie del
viaggio e incontrerà la gioia di una nuova vita. Il
libro si chiude con il pensiero a Dio: «...ho fede che
tutto muti/ per divenire migliore./ Vivo e vinco la pena/
che talora mi strugge/ lasciandomi cullare dal mare/ dei
ricordi senza ripiegamenti... perché la vita è il sole». Una poesia, «Le rose», parla di suo padre. «Vedendo un padre afghano guidare per mano il figlio nel sentiero fra le mine ho ripensato ai giorni che precedettero la sua morte, a quel dicembre nel giardino con le ultime rose e spine». Tiziana Passerotto |
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| IL GIORNALE DI CASERTA |
VENERDI' 24 GENNAIO 2003 |
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STORIA DELL'ANTIMASSONERIA
La libertà di opinione tradotta in colpa contro lo Stato e la morale è denominatore comune |
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| La Sinagoga di Satana - ... la celebre Bolla di Scomunica di Clemente XII fu la dichiarazione di guerra della Chiesa ... | ||||||
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Luigi Pruneti, La Sinagoga di Satana Storia dell'antimassoneria 1725-2002, Edizioni Giuseppe Laterza di Giuseppe Laterza, Bari 2002. Nel
fertile humus del sospetto, attraverso i secoli attecchirono e radicarono
gli esegeti dell'antimassoneria con una varia produzione di scritti, con
vere e proprie persecuzioni, con movimenti di pensiero destinati a non
risparmiare alcuna risorsa per affrontare e combattere la Sinagoga di
Satana ossia la società dei Liberi Muratori. Dalle Logge vedevano esalare
sulfurei vapori attraverso i quali prendeva forma l'ombra inquietante del
complotto sovranazionale e delle trame demoniache destinate ad abbattere
la fede cattolica per instaurare un potere tanto occulto quanto
pernicioso. |
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| PORTOFRANCO |
Febbraio 2003 |
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La vera morte del Minotauro di Lucio C. Giummo |
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Danilo, gli occhi gonfi
di veglia e di emozioni, scrive al piccolo tavolo affacciato su un mondo
che lentamente illimpidisce. Ma il suo scrivere è altro, e lo fa direttore
di una sterminata orchestra di creature delle quali forse nessun altro
nella storia dell'uomo è mai stato così appassionato amante: "...non posso
amare più una cosa sola, una sola persona. "Ho visto vergini madri
di venti figlioli |
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R SPE 15/11/200312.09.00 LIBRI: 'ANIME IN PRESTITO', OPERA PRIMA Dl FRANCESCA TUCCI (ANSA) - BARI, 15 NOV - Si chiama Elena la protagonista di "Anime in prestito", romanzo dell'esordiente Francesca Myriam Tucci, (finite di stampare in questi giorni per i tipi della Edizioni Giuseppe Laterza), barese trapiantata a Milano dove insegna lettere negli istituti superiori. La giovane autrice, poco piu' che trentenne - ricorda una nota della casa editrice barese - si accosta alla narrativa con stile spigliato ma con profondita' di intenti e racconta la storia di una donna, appassionata studiosa di archeologia, che si ritrova a fare un bilancio della sua vita: come spesso accade al giorno d'oggi, la camera e' piena di soddisfazioni, di emozionanti viaggi sulle tracce di culture ormai morte ma che possono darci il senso antropologico dell'evolversi dell'umanita' sulla Terra; la vita privata, invece, e' segnata da incontri in cui, sempre, la protagonista "ha preso in prestito" le anime degli uomini che ha amato, vestendosi delle loro vite, per ritrovarsi, poi, quando le storie d'amore finiscono, con un grande vuoto interiore: gli uomini escono dalla sua vita, riprendendosi le loro anime, e proseguendo il loro cammino senza di lei, anima persa in un mondo in cui le donne combattono sempre le stesse battaglie per amore. In un affascinante gioco di flash-back, Elena rivive i momenti salienti della sua vita, ripercorre le tante strade che I'hanno condotta, pur senza volerlo, a questo tragico bilancio, affronta il mostro divoratore di anime che vive dentro di lei. II finale sara’ "travolgente" per la protagonista della storia. Un particolare: Elena non e’ mai descritta fisicamente, e vive in una citta' che potrebbe essere una qualunque citta' del mondo. Le descrizioni che Francesca Tucci ci offre sono "metafisiche", ma non spaventi la parola: il libro si legge d'un fiato, e nel finale awolge il lettore in un'atmosfera magica e irreale, dalla quale si riesce ad uscire solo dopo aver girato I'ultima pagina. Tucci ci offre una lettura avvincente, che coinvolge ed invita alla riflessione: un connubio non facile, ma in questo caso riuscito, con appuntamento al prossimo romanzo al quale sta gia' lavorando. (ANSA). |
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| La Repubblica |
Venerdì, 28 Novembre 2003 |
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Esordio narrativo
per la scrittrice barese |
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UNA donna cerca di
rimettere ordine nella vita, ricomponendo il passato come frammenti di uno
specchio. Per guardare finalmente il proprio volto. Elena e una studiosa
di archeologia, esploratrice dell'antico, ma e anche un'archeologa del
sentimenti. (ignazio minerva) |
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